GRAN LOGGIA D'ITALIA DEGLI A.L.A.M.

La prima notizia di un massone italiano, dopo la stesura delle Costituzioni di Anderson, si ha nel 1732, anno in cui, alla data del 4 agosto, il poligrafo Antonio Cocchi vergò nel suo diario d'essere stato iniziato in Loggia, a Firenze. E da ciò possiamo dedurre che a quella data erano già attive delle logge in Toscana.

Per la verità la diffusione dovette essere in quel periodo assai rapida anche altrove, se nel giro di pochi anni abbiamo notizia di logge a Napoli, Verona, Roma, Firenze, Livorno, Pavia, Padova, Torino, Modena. La composizione sociale era per lo più di estrazione borghese o nobiliare, come anche in Inghilterra e in Francia: militari, magistrati, funzionari di corte, ecclesiastici vicini al giansenismo, liberi professionisti, commercianti, studiosi ed eruditi si riunivano nelle logge, attratti dall'ideologia liberale e dalle aspirazioni livellatrici e egalitarie delle logge inglesi, ma anche dal fascino della riscoperta di definizioni e di ritualità di cui si era perso da secoli il ricordo.

Non è ben chiaro se Napoleone fosse massone oppure no, ma è certo che mise le mani sulla Massoneria francese, consapevole di quanto fosse cosa migliore assecondarne le meritorie finalità che ritrovarsela magari ostile.

Così in Italia il vicerè Eugenio Beauharnais fu nominato Gran Maestro del Grande Oriente, mentre a Napoli Murat faceva altrettanto, legando la massoneria napoletana a quella francese in modo ancor più stretto. E ciò risultò ancor più evidente all'indomani del Congresso di Vienna, quando la Restaurazione e la Santa Alleanza misero sotto tutela tutta l'Europa. Allora, e non poteva essere altrimenti, nella Massoneria italiana la ricerca della Vera Luce e la cospirazione finirono per intrecciarsi indissolubilmente. Basti ricordare che furono massoni Federico Confalonieri, Silvio Pellico e Giuseppe Garibaldi, per non fare che pochi esemplari nomi, mentre non è accertato che lo fosse Giuseppe Mazzini.

Certamente però non va confuso il ruolo cospiratorio svolto da società segrete nate e sviluppatesi per queste specifiche finalità politiche, come la Carboneria, con il ruolo etico e spirituale della Massoneria. Ma d'altra parte non è possibile non tener conto del fatto che moltissimi dei principali esponenti del Risorgimento italiano furono, in effetti, affiliati alle logge. In altre parole, la massoneria italiana non è responsabile di un progetto cospiratorio avente come fine l'unità d'Italia, ma è certo che a fare l'Italia furono in gran parte dei massoni.

La prima loggia creata nei territori di quello che di lì a due anni sarebbe diventato il Regno d'Italia fu la Rispettabile Loggia “Ausonia”, sorta a Torino l'8 ottobre 1859. Dei suoi sette fondatori, non pochi venivano dall'esperienza risorgimentale, e fra essi il promotore Livio Zambeccari. D'altronde, altre forze, altre istanze avevano dato un ben maggior contributo alla causa dell'indipendenza nazionale: anche Cavour era massone.

E quando nel 1861 si tenne la prima assemblea costituente della Massoneria italiana, fu eletto Gran Maestro del Grande Oriente Costantino Nigra, ossia il più stretto collaboratore di Cavour. Il programma dell'”Ausonia” riproponeva come guida le Costituzioni di Anderson e l'adozione del rito francese, e tra i principi fondamentali la libertà, l'unità e la fraternità di tutte le nazioni, la tolleranza di tutte le religioni, l'eguaglianza assoluta dei culti e il progresso morale e materiale della patria e dell'umanità.

Nigra restò in carica per poco tempo, ma il taglio che seppe dare all'istituzione ha permesso allo storico Aldo Mola di affermare che la Massoneria si proponeva come “una corrente del Risorgimento”. Tale tesi non è da tutti condivisa, ma certo può esprimere sinteticamente un dato di fatto: per circa cinquant'anni nel parlamento del Regno d'Italia sia i principali esponenti della Destra che quelli della Sinistra furono massoni.

E' facile immaginare da quanto detto finora che la Massoneria italiana ebbe un grande ruolo politico nel periodo che va dal 1861 alla fine del secolo. Ma non può nemmeno meravigliare che tanta commistione con questioni che poco avevano a che vedere con i principi di elevamento spirituale e morale propri della massoneria finisse per produrre contrasti. Nel 1908 infatti si consuma la scissione del Grande Oriente d'Italia. Alla sua base sta il rifiuto di molti deputati appartenenti alla massoneria di seguire le indicazioni del Grande Oriente durante le votazioni in aula di una legge sull'istruzione religiosa nella scuola pubblica, per cui il Luogotenente Sovrano Gran Commendatore del Rito, Saverio Fera, e moltissimi maestri venerabili rifiutarono di obbedire agli ordini del Gran Maestro e, in nome della libertà di coscienza, fondarono successivamente, nel 1910, una nuova Obbedienza. Vide così la nascita la Gran Loggia d'Italia.